Back to the days of 50s

Year 1952.

In US, Vivien Leigh wins the Academy Awards as Best Actress for her performance in the movie version of “A Streetcar Named  Desire“. In Italy, the writer Italo Calvino publishes the novel “The Cloven Viscount” and  the first Italian TV news is on air at 9 o’clock p.m. In U.K. a young Elizabeth is proclaimed Queen after the death of her father George VI. In Scotland was born David Byrne. In France, René Clément directs the drama film “Forbidden Games“. The government of German Democratic Republic, on 26 May 1952, decides to close the border with Federal Republic of Germany. Same year Salvador Dalì paints “Galatea of the Spheres“, René Magritte “The Listening Room“, Edward Hopper “Morning Sun” and Marc Chagall “The Green Night“. In Brasil, a flying disk has seen in the vicinity of Barra da Tijuca. A gigantic tsunami kills thousands of lives in the Southern part of Kamchatka peninsula and in Kuril Islands. In South Africa, Nelson Mandela and Oliver Tambo open the first black law firm in Johannesburg. This is the first step in a long battle against apartheid.

Correva l’anno 1952.

Negli Stati Uniti Vivian Leigh riceve l’Oscar come migliore attrice protagonista per “Un tram che si chiama Desiderio”. In Italia, lo scrittore Italo Calvino pubblica “Il Visconte Dimezzato” e va in onda il primo telegiornale italiano. In Gran Bretagna una giovane Elisabetta diventa regina succedendo al trono dopo la morte del padre Giorgio VI. In Scozia nasce David Byrne. In Francia, il regista René Clément dirige il film di guerra “Giochi proibiti“. Il 26 maggio del 1952, la Repubblica Democratica Tedesca decide di chiudere la frontiera con la Repubblica Federale della Germania utilizzando filo spinato e posti di blocco. Nello stesso anno Salvador Dalì dipinge il quadro “Galatea delle sfere”, René Magritte “La camera d’ascolto”, Edward Hopper “Morning Sun” e Marc Chagall “La notte verde”. In Brasile, a Barra da Tijuca, viene avvistato un UFO. In Unione Sovietica, un terribile tsunami si abbatte sulle coste della Kamchatka meridionale e sulle isole Kurili provocando migliaia di morti. In Sudafrica, a quattro anni dall’entrata in vigore del sistema legislativo basato sull’apartheid, Nelson Mandela e Oliver Tambo sono i primi avvocati di colore ad aprire uno studio a Johannesburg. Ed è da qui che inizia il loro impegno nella lunga lotta contro l’apartheid.

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The Green Night – La notte verde Marc Chagall

This is what Mandela remembers about their experience in the book “Long Walk to Freedom: The Autobiography of Nelson Mandela”.

‘Mandela and Tambo’ read the brass plate on our office door in Chancellor House, a small building just across the street from the marble statues of justice standing in front of the magistrates’ court in central Johannesburg. Our building, owned by Indians, was one of the few places where Africans could rent offices in the city. From the beginning, Mandela and Tambo was besieged with clients. […] Africans were desperate for legal help in government buildings: it was a crime to walk through a White Only door, a crime to ride a White Only bus, a crime to use a White Only drinking fountain,a crime to walk on a Whites Only beach,a crime to be on the streets after 11 p.m., a crime not to have a pass book and a crime to have the wrong signature in that book, a crime to be unemployed and a crime to be employed in the wrong place, a crime to live in certain places and crime to have no place to live. […] I realized quickly what Mandela and Tambo meant to ordinary Africans. It was a place where they could come and find a sympathetic ear and a competent ally, a place where thy would not be either turned away or cheated, a place where they might actually feel proud to be represented by men of their own skin colour. This was the reason I had become a lawyer in the first place, and my work often made me feel I had made the right decision”.

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Questo è il ricordo che Nelson Mandela riporta nel libro “Lungo cammino verso la libertà”, Feltrinelli.

‘Mandela e Tambo’ era inciso sulla targa di ottone attaccata alla porta del nostro ufficio in Chancellor House, un piccolo edificio che si affacciava sulla strada dove le statue marmoree della giustizia si ergevano davanti alla pretura. Quell’edificio, di proprietà di indiani, era uno dei pochi dove gli africani potessero affittare uffici nel centro. Fin dall’inizio lo studio Mandela e Tambo fu assediato dai clienti. […] Gli africani avevano disperatamente bisogno di aiuto legale: era un crimine passare per una porta riservata ai bianchi, un crimine bere a una fontana riservata ai bianchi, un crimine essere in strada dopo le undici, un crimine non avere il lasciapassare e un crimine averci una firma sbagliata, un crimine essere disoccupati e un crimine lavorare nel post sbagliato, un crimine vivere in certi posti e un crimine non avere un posto dove vivere. […] Presto mi resi conto di quello che Mandela e Tambo significava per la gente comune. Era un luogo dove gli africani potevano venire, sicuri di trovare un ascoltatore comprensivo e un aiuto competente; un luogo non non sarebbero stati scacciati né imbrogliati, un luogo dove realmente potevano sentirsi fieri di essere rappresentati da uomini della propria razza. Quella era innanzitutto la ragione per cui avevo scelto di diventare avvocato, e nel lavoro trovavo spesso la conferma di avere preso la decisione giusta”.

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If you could have a look at the picture hanging on the front door, you would see in which bad conditions it was just until five years ago. Illegally occupied, completely neglected and dirty. Afterwards, it has been cleaned up, restored and converted into a museum. Its own peculiarity are the windows of the ground floor: have been used like a enormous displays with numerous photographs, documents and personal facts connected to the history of the anti apartheid movement.

Soltanto cinque anni fa chiunque avrebbe fatto fatica a riconoscere questo stabile (foto qui). Occupato illegalmente fino al 2010 è stato successivamente ripulito, ristrutturato e trasformato in un museo. La sua particolarità è data dal fatto che le finestre del piano terra, che si affacciano sul marciapiede, ospitano una collezione di immagini rappresentanti la storia del movimento anti apartheid: protagonisti, documenti e vicende personali.

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There are many other testimonials you can find around Joburg, where you can easily refer to the lifestyle of the people (black, colored and white) during apartheid and even to the struggles that followed those moments and, guarantee, are definitely emotionally engaging, shocking and provoking at the same time. Just to mention some  Apartheid Museum or the Hector Pieterson Museum. They, definitely, worth a visit. But, for some unknown reasons, this place remains one of my favourite spot in Johannesburg CBD.

Le altre testimonianze che si possono incontrare a Johannesburg, sia riferite a cosa volesse dire vivere durante l’apartheid sia riferite alla lotta che ne è seguita, sono decisamente più coinvolgenti e sconvolgenti dal punto di vista emotivo. Cito ad esempio l’Apartheid Museum e l’Hector Pieterson Museum, che chiaramente meritano una visita. Ma, per alcuni aspetti che mi sfuggono, questo posto rimane uno dei miei preferiti in Johannesburg CBD.

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Nelson Mandela Shadow Boxer Statue in a different sunny day

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