Hillbrow

After having talked about Ponte, I’m ready to describe you my visit through Hillbrow.

Ci eravamo lasciati alla base di Ponte. Ora invece ci troviamo tra le strade di Hillbrow.

Adverts on tree (prophet and loan available)

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I have to admit that for most of the time I had been keeping my eyes up, literally. And this is due, mainly, for two reasons: first of all I don’t like to use my camera to look at the people life, to find anything shocking or embarrassing. Second one, my attention was drawn by one of the features of the neighborhood: high-rise, gigantic, colorful buildings. Some of them are now restored but other ones are still illegally occupied (and no pictures allowed).

Devo ammettere che per la maggior parte del tempo di questa visita sono stata letteralmente con il naso all’insù. Un po’ perché indugiare con la macchina fotografica tra la vita delle persone mi mette sempre molto a disagio, a maggior ragione poi se le persone vivono in situazioni di precarietà o disagio. Inoltre, la mia attenzione era attirata da quello che caratterizza il quartiere: edifici. Enormi, giganteschi, colorati, alcuni ristrutturati, alcuni occupati illegalmente, alcuni sventrati e ripuliti in attesa di nuovi inquilini.

Buildings

and more buildings

and more buildings

When I was there I never stopped to think about the Sixties. In that period the word “modern” was meaning cement, steel and glass. Nowadays, most of these futuristic buildings, look what they really are: freaks. I can easily remember some examples currently available in Italian cities and suburbs.

Non ho potuto smettere di pensare, passando attraverso questi enormi palazzi, agli anni Sessanta, a quel periodo in cui il moderno passava attraverso l’utilizzo di metri cubi di cemento, acciaio e vetro. Ad oggi, alcuni di questi futuristici edifici, appaiono per quello che sono: mostri. Chiunque abiti in Italia sa che ci sono esempi come questi sia in città che nelle periferie.

The Sentinel

The Sentinel

But, even if they come from that period, looking carefully you can spot evidences of 21st century.

Poi, a ben guardare ho capito che sì questi edifici sono frutto di quell’epoca ma che siamo, comunque, negli anni Duemila. Serve un’antenna?

Satellite dish

Satellite dish

And I thought that despite of all the difficulties and dangers, this place, is still a possibility for people from all over Africa. For all of those people that moving to Johannesburg is not a choice but a need.

Camminando tra le strade del quartiere ho iniziato a pensare che nonostante la pessima fama questo posto rimane, comunque, una destinazione per molti che, dal resto dell’Africa, scappano in cerca di, almeno, una possibilità.

One of the most smiling  hawker I ever met in joburg

One of the most smiling hawker I ever met in Joburg

As I’ve written in my recent post in addition to Ponte that Johannesburg skyline has another distinctive tall building: Hillbrow Tower (now is the Telkom Tower). Today it is solely used as a telecommunication tower but for ten years, from its opening from 1971 to 1981, had been a revolving restaurant, a bar, and an observation point. Unfortunately, its six floors are now closed to the public. During this past year and a half I took several pictures of the Telkom Tower.

Come ho scritto in precedenza, oltre a Ponte, ciò che caratterizza lo skyline di Johannesburg è la Hillbrow Tower (o Telkom Tower). Ad oggi è una pura e semplice torre di telecomunicazione ma per una decina di anni, dalla sua inaugurazione nel 1971 al 1981, è stata un ristorante girevole, un bar, un punto di osservazione. Ad oggi i suoi sei piani sono chiusi al pubblico. Queste sono due diverse prospettive della Telkom Tower scattate a distanza di più di un anno.

November 2014 (summer)

November 2014 (summer)

April 2013 (early winter)

April 2013 (early winter)

Instantly recognizable near the Telkom Tower there is a wall for anyone is new in the neighborhood and in need to find a room for a night, a week or forever.

Facilmente riconoscibile vicino alla Telkom Tower c’è una bacheca fondamentale per chiunque arrivi nel quartiere ed abbia necessità di trovare un tetto per una notte, una settimana o per sempre.

To rent a balcon … a sitting room … a bedroom ...

To rent a balcon … a sitting room … a bedroom …

At the end of the tour we gathered in a shebeen, a local bar, drinking cider and nibbling dried mopane worms (no, not me). So, this is a highly recommend experience (not alone but with the NGO Dlala Nje), but just if you like stories about decay and renaissance and if it’s common for you to think outside the box.

Il tour è terminato in locale tipico sorseggiando sidro e, qualcuno, sgranocchiando larve di mopane (data la mia repulsione non ho fotografie). Consiglio assolutamente la visita (ovviamente con i ragazzi di Dlala Nje, non da soli) a chi abbia la voglia di conoscere storie di decadenza e di rinascita e a chi ha l’abitudine a pensare al di là dei luoghi comuni.

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